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Signora McGrath,” disse il sergente “vuole fare un soldato di suo figlio, Ted? Con una giubba rossa e un gran capello? Signora McGrath non le piacerebbe?” La signora McGrath visse lungo la costa e dopo sette lunghi anni o forse più vide una nave che entrava nella baia con suo figlio da molto lontano. “Oh, caro Capitano, dove sei stato? Hai navigato per il mediterraneo? Hai notizie di mio figlio Ted? È vivo o è morto?” Poi venne Ted senza gambe, al loro posto due protesi di legno. Lo baciò una o due dozzine di volte dicendo:“Dio mio Ted sei tu? Eri ubriaco o eri cieco quando hai lasciato le tue due gambe? O forse era quando camminavi sopra il mare Che le hai consumate?” "No non ero nè ubriaco nè cieco quando ho perso le mie due gambe.Una palla di cannone il cinque maggiome le portò via". “Teddy figlio mio” pianse la vecchia vedova “Le due belle gambe erano l’orgoglio di tua mamma. Quei pezzi d’albero non vanno bene.Perché non sei corso via da quella grossa palla di cannone? Ogni guerra in terra straniera, vive sul sangue e sul dolore di una madre.Preferirei avere mio figlio come era, piuttosto che il Re d’America e tutta la sua flotta!”
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Caro Giobanni,
oggi mi è accaduta una cosa stranissima. Mentre guidavo in autostrada ho fatto appena in tempo a frenare: cazzo, un tir enorme con una di quelle scritte stroboscopiche sul muso (ARCA), s'è rovesciato dopo aver sbandato un paio di volte.
Non ti dico il caos, le sgommate e le frenate, ma, per fortuna, nessun tamponamento.
Tutti siamo scesi dalle auto. A questo punto, dalla fiancata scardinata, ecco che sono uscite le bestie. Si, BESTIE. Cioè elefanti, leoni, giraffe, gatti, sorci, pavoni, maiali, caimani, panda, asini, formiconi, pappagalli, tartarughe, scimmie eccetera eccetera. Uno spettacolo da circo. Anzi, da paradiso terrestre.
Eravamo tutti lì come surgelati dallo stupore. Gli animali sembravano incredibilmente tranquilli e senza alcuna intenzione di sbranarci. Perfino due cobra se ne stavano intrecciati, al centro della carreggiata, formando un curioso cuore.
Ma ecco che i primi automobilisti sono corsi nelle loro auto, hanno acceso i motori e, rombando, si sono avventati verso gli animali. Cazzo, è successo tutto in pochi minuti.
Ho visto suv metallizzate caricare bisonti. Una ferrari-proiettile squarciare un armadillo. Berline rincorrere zebre.Tre o quattro familiari accanirsi contro un gorilla schiacciato contro il gard rail come un pugile suonato. E perfino una mini cooper passare e ripassare sul corpo sfranto di un coniglio.
Poi sono ripartiti tutti. Sul campo di battaglia soltanto cadaveri e il tir rovesciato.
Allora sono entrato in macchina, ho acceso il motore e mi sono avviato, lentamente, schivando le carcasse. Ma dopo pochi metri ho visto a terra uno struzzo con il collo spezzato, ancora vivo.
Mi ha fissato socchiudendo gli occhi, con quelle lunghe ciglia femminee. Sembrava implorarmi. Così gli sono passato sopra, badando bene di centrare le testa. Terribile. Come ingoiare un rospo. Cioè avrei voluto ingoiarlo, un rospo. Almeno uno. Per salvarlo, intendo. Ma non me la sono sentita.
Percybald
Caro Giobanni,
mi sono innamorato! Lei è un superbo esemplare femminile pluridecorato da madre natura. Il fatto è, però, che non la conosco. Cioè, la vedo in finestra: è la mia dirimpettaia.
Mai una volta che fosse scesa giù in strada. Ci guardiamo dietro i vetri, per ore. Lei sorride. Io sorrido.
A dire il vero ho sillabato TI A - MO non so quante volte, ma lei fa un segno con le dita come a dire "non ho capito".
Sto tentando in tutti i modii di rendere intellegibile il mio messaggio: amoti, t'amo, amo te, oma it, ecc.
La bocca mi si è quasi storta per esagerare con la A e con la O e ho frantumato il servizio buono di bicchieri in cristallo a furia di strillare.
Allora mi sono ricordato di una canzone che faceva:
How many times must I say I love you
Before you finally understand?
Won't you be my forever woman?
I'll try to be your forever man,
Try to be your forever man.
Però siccome non capisco un'acca d'inglese, ho fatto la traduzione con un servizio online.
E adesso, dietro i vetri passo il tempo a dirle:
Quante volte devo dire io finalmente L'amo
Di fronte a Lei capisca?
Non sarà mio per sempre la donna?
Io tenterò di essere Suo per sempre l'uomo,
Tenti di essere Suo per sempre l'uomo.
Ti farò sapere qualcosa se mi risponde.
Giuseppe
Caro Giobanni ,
ti scrivo da una terra deserta o meglio da un deserto gigante contro il cui corpo ondivago io mi accuccio. E lui perde sabbia dalle tasche, se tira vento.
Ho impiantato qui una fabbrica di miele. Anzi, ho creato dal nulla un imponente hangar di lamiere e all'interno ho coltivato una boscaglia. Dai grossi rami pendono grappoli di api.
Non so, forse è il clima, forse la claustrofobia, ma le bestie sembrano anfetaminiche: producono furiosamente, incessantemente. Il miele cola a cascata dentro una gigantesca tinozza, attraverso un bizzarro sistema di canali ricavato da lattine di birra.
E' un miele straordinariamente giallo. Lo definirei "aureo".
Di notte, sdraiato nella mia tenda, fuori dall'astronave ronzante, mi spacco le meningi per trovare un utile a tutto questo. Ma non c'è. Non c'è utile, intendo. Se non il piacere di una visione improbabile.
E stappo un'altra lattina.
Sir George Patterson
Che bella canzone.
Eh, La radio è una grande invenzione: ti fa sentire meno solo, caro Giobanni.
Arthur
Non lo so, Arturo.
Io me sto qua illuminato dallo schermo del computer come uno dei tanti mosconi che ci sono al mondo, ma ho perso l' innocenza che mi faceva anelare verso quella grossa aria di cielo e liquame, al di là del vetro. Perché la vita è cielo e liquame. Un liquame di cielo.
Però t'assicuro che anche se non sono innocente, non ho punto colpe, Arturo. E le mie iridi sono ancora chiare.
Giobanni.
Ho sognato un mare di acqua bassa brulicante molluschi e forme informi su cui poggiare i piedi e però schivare con un moto di repulsione grossi pesci dagli occhi tondi e crostacei dai carapaci marci, come la gobba dello scarafaggio Gregor Samsa.
L' inconscio mare calmo dove la vita s'ammischia con la morte e la libido pulsa come il pene che intravidi da bambina e che mi parve un serpente marino.
Il mare fatto di tutti: uomini larve spermatozoi bambini lumache vermi tori carcasse giganti balene. La carne del mare. La zuppa viva.
Ho sognato un mare tsunami azzurro-nero che avanza lento di notte contro lo sfondo del cielo
e l'onda anomala come una coperta d'acqua s'arrovescia sulla nave e se la copre e se la inghiotte e se la porta con sé, giù, attirandola nel buio azzurro. E l'acqua entra nella stiva e sale nelle cabine e tutti affogano
perchè non si può tornare nel ventre materno senza affogare.
Ho sognato il mare-utero e l'utero-nulla prima dell'universo
poi al nulla si è aperto il parto e siamo nati.
Ma il nulla non è scomparso, il nulla sta sempre là.
E' un nulla mondo uterino/ un nulla blu nero marino.
Affonderemo nel mare-nulla da morti
come siluri di molecole sottilissime,
umide molecole di storione.
ho letto il post di tashtego sui medicamenti propri di ogni sistema familiare, sulle vecchie sostanze che curavano i mali.
l'ho trovato veramente bello e fraterno.
le sostanze di cui parla tashtego sono le stesse che usavamo a casa mia. io oggi prefrisco certi disinfettanti verdi, lisoforms, credo, perchè l'acqua ossigenata pizzicava parecchio, pareva lessarti la ferita.
ma poi la cosa che curava veramente era la frase: "quanto sei stupida", pronunciata da mia madre quando ero preda di fantasie ipocondriache. guarivo, tristemente, ma guarivo.
Ecco la scena profonda con colori di fuoco.
Ecco le enormi masse, i roccioni sisifici che si scontrano leggermente, nell'innocenza di un movimento obbligato, di un movimento esatto, ad incastro.
E poi ecco la scena in superficie, quella della frenetica corsa di corpi minuscoli verso una salvezza, verso la condizione di permanenza, appunto, nel formicolio che è vita.
Ecco, in superficie, di nuovo ingigantite dall'appartenenza alla specie, le macerie zummate dall'operatore. Ecco gli interventi dei soccorritori che sembrano lenti, goffi e perfino ridicoli.
Ecco quelli con le mani dietro la schiena, al pari di sfaccendati che osservano.
Ecco bruno vespa che passeggia con il microfono in mano.
Ecco le comparse che parlano al microfono.
Ecco l'intervistatore che incalza per scatenare i singhiozzi, infilando il microfono nelle piaghe.
Ecco le domande retoriche, gli abbracci degli scampati, l'incazzoso che strilla: perchè non ce l'avete detto che veniva il terremoto?
E poi ecco quello che glielo voleva dire, lo sciamano ricercatore, il pazzo con la macchinetta stramba che, dopo la querela, forse verrà rinchiuso in manicomio.
Ecco le tre parole: tragedia, devastazione, paese fantasma.
Ecco le mappe del rischio sismico in italia.
Ecco gli esperti che assicurano che le scosse di assestamento assestano, ma mica è tanto sicuro che assestino proprio del tutto. Forse, bò, non si sa mica.
Ecco il "siamo niente di fronte alle forze della natura".
Ecco la natura, in fondo, che è niente di fronte a noi.
1
Vuole dire: io voglio la bontà nel mondo. Può essere altresì che io non sono buono però la bontà la voglio. Voglio il latte dentro la bocca dei bambini panzuti pieni di mosche che come le mosche se ne stanno a sciami dentro i continenti del mondo dentro la polvere. Ecco: zumma meglio. Sì, dentro la polvere dentro le baracche e pure fuori, sdraiati sopra quella terra arida crepata da mancanza d'acqua e le mamme gli scacciano via i mosconi dalle facce e quelli che le mamme non ce le hanno si tengono i mosconi appiccicati alle palpebre e agli angoli della bocca. Io voglio, da comunista, portare il latte in polvere e scioglierlo in acqua ma quale acqua perdio ché la non piove mai allora mi tocca portare i bidoni trasportare bidoni d'acqua su camions sgangherati attraversando le savane piene di polvere, arieccola la polvere, e dicono anche "il mal d'africa". Lo dicono quelli che usano i binocoli quelli senza i mosconi negli occhi e mentre cammino sul camion sgangherato tra alberi secchi e bassi e forse leoni forse ippopotami forse giraffe ho anch'io la bocca secca e mi attacco alla mia borraccia con l'amuchina e mi netto il sudore dalla fronte e mi viene un attacco di diarrea del viaggiatore però indomito trattengo lo stimolo e sbarco nel villaggio di paglie e fanghi dove avanzano uomini vecchi con le mani tese a ricevere questo latte in polvere queste taniche d'acqua munte da questo mio amore comunista.
2
Vuole dire: mi piacerebbe essere un cecchino e bucare la testa degli uonini che hanno il potere perchè essi affamano i bambini di cui al punto 1 sebbene anche moltissimi uomini senza potere li affamano e io pure li affamo perchè invece di andare nella savana vado su internet a leggermi i blog e a fare i blog e a scrivere puttanate devastanti su facebook. Ti rendi conto? Invece di partire io me ne sto su facebook me ne sto a vivere la mia vita di merda senza mosconi merda asettica merda da purghe e glicerina merda piena di proteine di sali minerali di vitamine che loro là se lo sognano tutto 'sto ben di dio contenuto nella mia merda e non me ne vergogno così come non mi vergogno di vivere affamando il mondo. Però questo non mi impedisce di avere il desiderio di essere un cecchino che col silenziatore buca la testa di qualcuno e vede il sangue che schizza in uno zampillo rosso e preciso sul vestito di cachemire di alpaca di seta cruda di taffettà di organza di cotone acquistato nel negozio equo e solidale.Solidale con tutti i comunisti del mondo.
3
Vuole dire: io me ne andrei in una foresta di mangrovie intricate piena di malaria di febbe gialla, immune ai virus , nel mio comunismo. Addestrerei un esercito di diseredati incattiviti dal licenziamento tutti dipinti in faccia coi colori di guerra mi raperei la testa. Avrei il look del generale Kurtz mi passerei la mano sul cranio sudato mentre dai rami scimmie psicopatiche farebbero versi inquietanti. Mi farei portaere i cadaveri di nemici senza nome nemici di tutto quello che di buono c'è sulla terra e nel sistema solare per non parlare deell'universo intero e li squarterei, i cadaveri, estarrei a mani nude le viscere fumanti e le leverei in alto verso la bocca del dio bulimico. Gli direi; tiè, magna, abbuffati. Poi riceverei una pallottola in cuore da parte di un sicario spedito in mission da Plutone, per volere della Grande Congrega di guerre stellari. Farei in tempo a vedere meteoriti gialle schizzare verso cieli di altre dimensioni e assisterei all'esplosione di una supernova comunista.
4
Vuole dire: sono la scimmia che gira intorno al monolite.Gli tiro un par di calci, ma questo è il monolite della saggezza adamantina di civiltà siderali e non si sposta di un millimetro così gli uggiolo intorno come un cane quando arriva il padrone e sento un sibilo fortissimo che mi fora i timpani. Allora m'illumino tutto cioè una parte del mio cervello scimmiesco s'accende di botto e capisco che quel ramo là può servirmi per fare un sacco di cose come infilare una patata e cuocerla sul fuoco di un vulcano oppure infilarla dentro l'occhio di Polifemo. Poi fuggo dalla caverna, io la scimmia, io nessuno, verso l' Itaca comunista.
La colpa è del sole
improvvisamente la situazione cambia e
aumenta l'anidride carbonica.
I cambi veloci sono scioccanti.
Forse è stata trovata traccia
della cosiddetta materia oscura.
Ciò che vediamo è appena
il 4 per cento di ciò che esiste.
Come si muovono le galassie?
Nella pioggia di raggi cosmici
la materia oscura dice:"ehi sono qui!"
In chiusura parliamo di un pesce d'aprile:
Gerard Ferd ha annunciato
il ritorno in volo del concorde
aereo franco britannico gigante
che ha volato per l'ultima volta nel 2003 :
119 le vittime.
Grazie di essere stati con noi
e buon pomeriggio.
Chi l'ha visto? Stasera alle 21 su rai 3.
In morte di Giuseppe Bonaviri:
“Credo che dopo la morte il pensiero e, quindi, le nostre memorie continuano a sussistere come energia incapsulata, assimilabile ai buchi neri in cui si addensa, fittissima, la massa neutronica delle stelle” (da “Il dormiveglia”).