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Mastico
la mia grossa
caramella gommosa
e masticano le loro grosse
caramelle gommose
E e B, affetti da Asperger Syndrome.
Fuori è già buio.
Tra un poco chiude il servizio
e ognuno va a casa sua.
Intanto, senza dire
e pensare un bel niente,
seduti tranquilli, sostiamo
nello spazio e nel tempo
di zucchero.
Giobanni calpesta l'erba fradicia tra i bordi di cemento mezzo crepati nel cimitero ove va adempiendo al rito floreale crisantemico di ogni anno.
Volge, Giobanni, sguardi colpevoli ai morti scordati, quelli posti su, in alto, in loculi al terzo piano raggiungibili soltanto arrampicandosi sulla pericolosissima scala in ferro, per infilzare, dentro vasetti di bronzo sospesi, gli orripilantissimi fiori in plastica destinati a scolorire in breve tempo. Nulla al mondo, nulla, tiene tanta vacua e siderale freddezza quanto i vecchi fiori di plastica con l'anima di ferro che buca il gambo etcetera.
E invece i morti più recenti sono quelli più frescamente omaggiati, constata Giobanni, quasi potessero annusare il profumo dei mazzi appena recisi e avvoltolati in plastica, del tipo margherite bianche o gialle da 2,50 euro con ramo di nebbiolina in omaggio, oppure- novità degli ultimi anni- cavoli artificialmente tinteggiati con spolverata di porporina etcetera.
Questa disparità di trattamento floreale è dovuta, pensa Giobanni, al fatto che i morti recenti conservano, nel cervello del vivo, traccia mnesica del tepore corporale, mentre i morti obsoleti lontani, se non lontanissimi, stanno addensati in un pulviscolo di moscerini. Deprivati di reminescenza sensoriale, residuano in capsule di ricordi congelati, come dagherrotipi, come immaginette di santi e madonne e cristi e divinità e manine giunte della prima comunione, del primo giorno di scuola, degli anni sessanta etcetera
Se ne stanno, questi morti vecchi, misteriosi e freddi tra le stelle estinte, la cui luce giunge ancora. Giunge ancora da un'enorme distanza paurosa, ove un dio radioattivo molecolare buco nero ufo, un dio marziano, se ne fotte in modo incomprensibile,sintonizzato su chissà quali frequenze.
Antonia avrà novantanni ormai. Non la incontro quasi più. S''è ritirata nel guscio, come le antenne delle lumache. Sento soltanto la voce certe volte, quando passo nel vicolo e poi il televisore a tutto volume. La casa me la ricordo bene. Due stanze, cioè una cucina dove c'era il divano, i cuscini uncinettati con gli avanzi di lana, la credenzina con le fotografie delle nipoti incartate di domopak per preservarle dalle polveri del tempo e dai risucchi dello spazio, e poi certi quadri con le vedute di posti realisti iperealisti inesistenti, fatti male, i colori da pazzi, da analfabeti visivi, ma che sfrugugliavano il locus caeruleus, come gli ologrammi. Poi la camera da letto, con l'armadio di legno lucido- forse mogano ( il legno degli infanti del '50' )- e la bambola seduta sulla coperta, con le braccia allargate in perenne richiesta di essere presa in collo. Le Bambole Sul Letto sono un vero o un falso sé? Che cosa ci raccontano? Un maternage incompiuto?
Antonia, tanti anni fa, ammassava gli gnocchi più buoni della galassia, piccoli, duri e poi cucinava le lumache. Nel sugo ci azzupavi il pane, con tanta mollica. " Ci stanno quelli che le lumache le raccolgono al cimitero. Fanno schifo", avvertiva, mentre azzuppava. Lei invece dove le faceva le lumache? In mezzo ai ciuffi di parietaria? Sotto i sanpietrini? Zitta e azzuppa. Le dita diventavano rosse. La cucina puzzava di rancido. Era calda come la cuccia di un cane buono. Si stava bene.
forever crazy
i matti sono rimasti in pochi. o sono io che non li vedo più. ogni tanto a dire il vero mi accorgo che ce n'è uno o una. la donna più grassa del mondo, per esempio.oppure quello che ha preso a coltellate la moglie.
molte matte ingrassano come balene. fanno una panza gonfia quasi fossero incinte di una capoccia gigante che vuole parlare. le matte grasse hanno sempre il vezzo di vestirsi da bambole con colori pastello, collane, braccialetti, anelli e mollette di plastica tra i capelli. il matto delle coltellate invece, col tempo, è diventato una mucca. s'è proprio trasformato. il muso pronto al muggito e innocuo, pascola nel cortile. gli manca solo il campanaccio al collo.
i matti stazionano con le braccia penzoloni davanti alla macchinetta del caffè nei corridoio. ci ho un senso di schifo mentre li guardo succhiare il caffè dal bicchierucco di plastica. con il caffè non hanno pazienza e tirano fuori il bicchiere mentre ancora si va riempiendo.tutto sgocciola, tutto è affogato. tutto puzza del puzzo antico del manicomio.
e poi i matti se ne stanno anche qua, come ovunque nel mondo, sdraiati sulle panchine. con la faccia appoggiata alla mano. gli passi davanti e pensi: adesso mi saltano addosso e mi strappano la pelle dalla faccia. invece non ti fanno niente. al massimo c'è chi borbotta qualcosa. qualcosa che non capisci. e non sia mai capissi sul serio: sarebbe un bruttissimo segno.
Io preferivo i rolling stones ai beatles, per via della lingua.
Siamo 2 sorelline siamesi, unite per i piedi. Siamo molto felici. Mamy ha girato un video e ci messo su you tube.Poi su facebook abbiamo 567 amici siamesi che, moltiplicati per 2, fanno 1134.
Cari ascoltatori, la vostra Ester, nonostante il malore che le ha impedito di condurre le ultime puntate, oggi è di nuovo qui con voi, per proporvi le ricetta del giorno. Ecco a voi delle semplici eppure gustosissime portate che vi faranno fare un figurone con i vostri invitati: brasato di micio, ratti norvegesi in barchetta e soufflè di canarini farciti di uova ( le loro). Buon appetito, carissimi!
Caro Babbo Natale, se è vero che non esisti, dimmelo.

sono il maghetto xy.
faccio magie di un centimetro, massimo due.
giro sempre intorno alla stessa vecchia giostrina di latta, tutta arrugginita .
avrei voluto diventare un uomo in giacca e cravatta, serio.
ma chissenefrega:
io sono finto, forse morto e c' ho pure il copywrite.
Harold è quanto di meglio si possa immaginare per conservare la salute mentale.
Suicidarsi per finta è un vezzo che mi ha sempre divertito.
E' come prendere per il culo la morte e il momento inevitabile in cui non si potrà essere là a godersi lo spettacolo.
E poi una finta morte al giorno toglie il medico di torno.


Anche Maude è quanto di meglio si possa immaginare.
E la vecchiaia che non esiste.
E' la negazione degli stereotipi tristerrimi di questa epoca di falsa Pietas.
E' il viaggio che continua per quei luoghi dall'estensione incommensurabile.
Comincia sull'asfalto e continua sulle nuvole.
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"NOI SIAMO I NOSTRI PROPRI DEMONI”
UN BEL GIORNO, IN SEGUITO A UN INCIDENTE QUALSIASI, MI CHIUDO NELLA MIA STANZA E SCOPPIO IN LACRIME: SONO IN BALIA DI UNA FORZA CHE MI SOVRASTA, ASFISSIATO DAL DOLORE.
LA CAUSA NON E’ MAI SOLENNE , PER ESEMPIO UNA DICHIARAZIONE DI ROTTURA, LA COSA AVVIENE SENZA PREAVVISO, O PER EFFETTO DI UN IMMAGINE CHE RIESCE INSOPPORTABILE, LA PAROLA, L’IDEA HANNO L'EFFETTO DI UN COLPO DI FRUSTA.
IL MIO CORPO INTERIORE SI METTE A VIBRARE, SI APRE UNA CREPA, LA CREPA SI ALLARGA E TUTTO VIENE SCONVOLTO.
LA VOCE MI RIFERISCE QUALCHE COSA DI SGRADEVOLE. L’INCIDENTE SI RIPERCUOTE DENTRO DI ME, E MI FACCIO MALE DA OGNI PARTE.
IO HO I MIEI PUNTI DELICATI E CONOSCO LA MAPPA DI QUESTI PUNTI, SONO TENERO PERFORABILE COME LA FIBRA DI CERTI LEGNI .
STAMATTINA IL CIELO E’ PIGRO E L’ARIA MITE ED IO STO SOFFRENDO PER NON SO QUALE INCIDENTE, E’ UNA CRISI DI AVVILIMENTO, L’IMMAGINE DELL’ALTRO A CUI ADERIVO E DELLA QUALE VIVEVO, NON E’ PIU’.
FRAMMENTI DI UN DISCORSO AMOROSO- roland barthes

Il mare non tiene l'acqua azzurra,
ma, putrido di terra, è intorbidito.
Come una stanca bestia arrabbiata
si porta avanti e indietro
i corpi gli alberi e i muri
senza neanche inghiottire, così,
per sfregio, per istinto a scannare.
Lo scrittore E. L. sapeva scrivere solo incipit. Cominciavano tutti con la parola Quando. Aveva nel cassetto cento e più Quando così e Quando colà. Non ne andava particolarmente fiero, anche se certi suoi Quando promettevano bene. Ma il fatto era che promettevano e basta. Cioè non mantenevano. D'altro canto era quasi sicuro ormai di vivere in un'epoca in cui nessuno sapeva più continuare con gli Allora.
Lo scrittore L.E. sapeva scrivere solo excipit. Allora...eccetera. Eccetera per poche righe, comunque. Aveva nel cassetto mille excipit. Alcuni proprio ad effetto. Non sapeva che farci però, dato che erano code senza corpi. Ma non aveva mai conosciuto nessuno che sapesse avvitarci sopra un Quando.
Ma finì bene:
quando lo scrittore E.L. scrisse:" Quando lo scrittore E.L. scrisse Quando", lo scrittore L.E. scrisse:" Allora lo scrittore L.E. scrisse Allora".